Viterbo
A passeggio nel medioevo
Indirizzo
Viterbo
GPS
42.415378788428, 12.107127371247
Telefono
VITERBO è la città perfetta dove tornare indietro nel tempo e passeggiare nel Medioevo, perché buona parte dei suoi edifici, le fontane, gli scorci di rara bellezza, sono ancora quelli che si potevano vedere tra i secoli XI-XIII.
Viterbo. Intanto anticipo il percorso della nostra visita: Il Quartiere medioevale di San Pellegrino. Il Museo dei Facchini di Santa Rosa. Il Palazzo dei Papi. La Cattedrale di San Lorenzo. Piazza della Morte e la sua Fontana. Piazza del Gesù.
Se vuoi, si può visitare l’interno del Palazzo dei Papi oppure il Palazzo dei Priori (con degli affreschi rinascimentali), ingresso a pagamento. Se volevi visitare tutti e due i monumenti, o anche la chiesa di S. Rosa, si può fare, ma impegnando una mattina e un pomeriggio.
Il volto di Viterbo, come dicevo, nacque proprio in quel periodo, tra la fine del secolo XI e la fine del XIII, che coincide con la grande stagione della nascita delle città europee. Anche la nostra città era allora come un grande cantiere all’aperto, venivano costruite nuove architetture, fino ad allora mai viste e le più moderne per il periodo.
Possenti mura venivano alzate con varie porte urbiche (che si chiudevano per la notte, in caso di assedio, e di peste), vennero scolpite e messe in opera le famose fontane viterbesi che portavano l’acqua in abbondanza dentro la città.
Le chiese venivano abbellite di capitelli che non si vedono altrove, ispirati forse sull’immaginario etrusco e scolpiti da maestranze locali formate sull’arte dei maestri lombardi.
Nasceva allora la tipica tipologia di casa con il profferlo, che vi farò vedere e spiegare sul posto, le torri, lo status simbol dell’epoca la cui altezza veniva regolata dal Comune, visto che nella gara tra le famiglie guelfe e ghibelline, chi riusciva a costruire la torre più alta, capitava che questi crollassero. Il Comune, più o meno libero, che stava sotto il dominio dello Stato della Chiesa, controllava e interveniva, in tutti i settori della vita.
Uno dei quartieri più belli dell’epoca medievale il Quartiere San Pellegrino, dall’urbanistica tipicamente medievale, dove si passa sotto le case a ponte, si ammirano le botteghe di ceramica, per arrivare in una delle piazze più complete che siano sopravvissute del Medioevo Italiano. Piazza degli Alessandri, una potente famiglia di parte guelfa che fece costruire un palazzo ed un insieme di edifici nobiliari, così rari da non trovare da nessun’altra parte.
Quale materiale si usava per costruire a Viterbo? Come qualcuno di voi ha già notato, maggiormente la pietra lavica, chiamata localmente peperino che si cavava nelle vicinanze sui Monti Cimini, e che onnipresente in tutte le costruzioni.
Viterbo è nota nella storia, come Città dei Papi, per il suo vincolo secolare di fedeltà alla Chiesa e perché era sede permanente della Corte Pontificia (1257-1281), era anche un punto strategico tra Roma e la Toscana, attraversata dalla Via dei Pellegrini, la Francigena. Viterbo campava di questa sua posizione logistico-strategica per secoli, non solo nel Medioevo, ma anche nel Rinascimento e oltre, ancora oggi avviene che i turisti capitino in città proprio per motivi logistici, tra la Toscana e Roma.
Ora ci spostiamo sul colle oggi chiamato di San Lorenzo, in posizione strategica dai tempi degli Etruschi, dove oggi sorgono la Cattedrale e il Palazzo dei Papi. Il piccolo insediamento etrusco era molto frequentato nei secoli VI-V a.C. fu distrutto dai Romani nella loro espansione in Etruria Meridionale. I romani spostarono il loro centro principale più a valle, lungo la via Consolare Cassia, ma nel secolo IX il colle rinacque perché fatto fortificare dal re longobardo Desiderio come avamposto sicuro per avanzare verso Roma.
Ebbene, quel castrum ossia zona fortificata, divenne il cuore più antico medievale, di origine longobarda, come dicevo, di Viterbo, che fino alla fine del secolo XIII arrivò a comprendere ben quattro colline.
Andiamo a visitare il Duomo, costruito secondo fonti Ottocentesche, ma non suffragate da documenti su un tempio pagano, verso la fine del secolo XII, modificato secondo la moda per almeno quattro secoli.
Fu teatro di tremende scomuniche, quando Viterbo fu sede dei papi, come quella memorabile da parte di Clemente IV lanciato a Corradino di Svevia, ora presenta delle testimonianze artistiche preziose di varie epoche, dei bei capitelli ispirati all’immaginario etrusco, ci si trova anche il monumento funerario di Pietro Spano, “il Papa alchimista” l’unico Papa che Dante pone nel Paradiso.
Il Palazzo dei Papi è l’edificio che è diventato l’icona di Viterbo, ammirata per la sua architettura, ed è legata a contenuti storici rimasti impressi in modo indelebile nella memoria collettiva dei viterbesi.
Il palazzo fu fatto costruire su commissione di Raniero Gatti, capitano del popolo, nel 1266 per offrire una dimora sicura ai Pontefici, stabilmente presenti in Viterbo dal 1257. In quell’anno papa Alessandro IV dovette misurarsi con il rinnovarsi dei conflitti in Roma, così accettò la proposta del capitano del popolo unitamente al Comune di Viterbo, di spostare la sede dei pontefici da Roma nella sicura e fiorente Viterbo, da dove riorganizzare la resistenza guelfa.
Il Palazzo è noto anche per le vicende del Conclave più lungo nella storia della Chiesa, svoltosi tra il 1268 e il 1271 quando, come si sa, non tutto filò liscio tra il popolo di Viterbo e lo Stato della Chiesa. Il risultato della chiusura “cum clave” dei diciannove cardinali all’interno della Sala del Conclave, ridotti a pane e acqua, esposti alle intemperie perché tolto il tetto, fu da scordare per Viterbo. Il capitano del popolo, il Comune, tutta la città di Viterbo, furono scomunicati, così cominciò a declinare l’epoca d’oro del Medioevo di Viterbo.
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