Visitare Orvieto

La città della rupe

Indirizzo

Orvieto

GPS

42.718506767712, 12.110744632064

Telefono

Indirizzo

Orvieto

GPS

42.718506767712, 12.110744632064

Telefono

Visitare Orvieto significa girare la città della rupe e scoprirne le bellezze: dal Duomo medievale al Pozzo, un’opera d’ingegneria stupefacente del Rinascimento Italiano.

Visitare Orvieto. Un’alta isola di tufo inespugnabile, circondata dal verde collinoso su cui si staglia la sagoma del monumentale Duomo, è questa la prima esperienza di chi si avvicina ad Orvieto. Si sale, con il vostro mezzo oppure con la funicolare, sulla rupe che ha un’altezza media di quaranta metri.

Intanto, per andare nell’ordine del percorso, se avete il tempo, si va a visitare il Pozzo di San Patrizio (1527-1537), di cui avete sentito parlare tutti: costruito con la perforazione a mano, perfettamente verticale, della rupe fino alla falda acquifera a 51 metri di profondità. Com’è noto, il pozzo fu fatto per l’approvvigionamento della Rocca del papa. Ma non fu un’impresa facile.

Passare attraverso il tufo facilmente modellabile a mano, non comportava difficoltà, contrariamente con il sottostante strato di pozzolana incoerente, dove la struttura dovette essere costruito in muratura e mattoni. Il pozzo, un cilindro all’interno della roccia, si sviluppa su due scale ad elica concentriche.

Dicevo, oltre le complesse questioni costruttive e le difficoltà, che Antonio da Sangallo (1494-1546) dovette affrontare nel realizzare questa straordinaria opera di architettura e di ingegneria, il Pozzo oggi chiamato di San Patrizio, può essere interpretato secondo la visione rinascimentale tra macrocosmo e microcosmo. Raffaele Davanzo ne ha dato una lettura affascinante che spiegherò sul posto.

Visitando Orvieto, si addentra nella vita della città dall’aspetto medievale, che vive in funzione del sali-scendi simbiotico con la sua rupe, dove le case ed i palazzi furono costruiti soprattutto in tufo, che si estraeva da sotto gli edifici da costruire.

Dopo il giro alla scoperta del centro storico, delle sue vie e piazze inserite in un impianto urbanistico medievale che conserva ancora parte della rete viaria di epoca etrusca, passando per la Torre del Moro, il Palazzo del Capitano del Popolo, Piazza della Repubblica, si raggiunge piazza del Duomo.

La piazza, dove oggi arriva il Corteo delle Dame, il famoso Corteo del Corpus Domini, e si svolge la festa del Volo della palombella, il giorno del patrono San Brizio nel 1290, papa Niccolò IV (1225-1230), francescano, benedisse la prima pietra nelle fondamenta della nuova chiesa da costruire.

Fu fatto molto spazio per costruire la piazza, in cui si erano già in parte avviate le opere dei Palazzi Papali, e venne organizzato il cantiere che forniva il necessario alla fabbrica del Duomo. Il popolo della città, il suo governo e l’Opera del Duomo si strinsero da allora per quasi per tre secoli, intorno alla costruzione di quest’opera magnifica dalle caratteristiche uniche le quali distinguono questo monumento dell’arte italiana medievale, da tutte le altre dell’epoca.   

Il Duomo di Orvieto venne intitolato, come la precedente, piccola chiesa, a Santa Maria, cambiando la dedicazione in Santa Maria l’Assunta. La scelta della dedicazione si attiene al tema caro ai francescani, appunto, la Vergine, mediatrice col Salvatore e la Salvezza, ma si aggancia strettamente anche ai rinnovamenti architettonici francescani che avvennero durante il pontificato dello stesso papa, a Roma. Se vorrete, ne parleremo.

Viaggiatori di tutte le epoche descrivono il Duomo di Orvieto, come di dimensioni monumentali. Si premette che l’edificio è di dimensioni molto grandi, esistono però altre cattedrali dell’epoca, più monumentali.

Si voleva quindi ottenere proprio questa percezione, di primaria importanza, che coloro i quali si occuparono della progettazione dell’edificio, ottennero attraverso lo spazio molto ampio lasciato intorno alla chiesa e con l’effetto ottico creato con i filari di bianco e neri sui lati.

Per quale motivo si voleva ottenere quest’effetto? Uno dei motivi, che va oltre lo scopo estetico, può essere spiegato con il consueto uso dell’architettura attraverso il quale il committente, in questo caso papa Niccolò IV desiderava ribadire dei concetti.

Il messaggio che papa Niccolò IV volle lanciare, era volto agli eretici, che resero l’inespugnabile rupe una roccaforte degli eretici, molto tempo addietro, ancora durante il pontificato di Innocenzo III (1161-1216), ed  i cui effetti si facevano sentire per svariati decenni a venire. Manichei e patarini giunsero ad Orvieto da varie città, tra cui Firenze, conosciamo i nomi di alcuni, il fiorentino Diotesalvi, Pietro Lombardo da Viterbo ed altri ancora.

Il messaggio di Niccolò IV era ben chiaro: il Duomo di Orvieto, doveva apparire, come una roccaforte della Chiesa Universale che non poteva tollerare alcun tipo di eresia.

Tornando al nostro giro, ci lasceremo affascinare dalla facciata gotica del Duomo, spiegherò le varie opere che la compongono, ed eventuali significati simbolici, per apprezzarne a fondo la bellezza.

Costruita in marmi anche di spoglio, provenienti da Roma (e trasportati dai bufalari viterbesi perché i più bravi che si potesse trovare), ornata con mosaici, sculture, andando dalla base fino alle statue tra le quali anche di San Brizio poste in cima alle tre guglie, come dicevo, passarono quasi tre secoli.

Tempi abituali per una fabbrica di questo genere per l’epoca, ma lunghi per noi umani, così, inevitabilmente, la vita del cantiere che andava avanti con il suo passo, s’intrecciò con il quotidiano degli orvietani che usarono parti in costruzione dell’edificio a scopi piuttosto pratici. Come lo attestano delle fonti al 1313-15 riportate tra gli altri, da L. Ricetti, R. Davanzo, in cui si legge che “si vietava di stendere sui muri perimetrali inclusa la facciata, per essiccare o in mostra per la vendita, pelle o lana”. In altre fonti precedenti, vi era anche il divieto di tirare i sassi perché avrebbero potuto deturpare i bassorilievi, e si vietava anche i giochi delle balestre e degli archi.

Così, arriviamo all’aspetto di tutela e delle opere del Duomo, organizzato nella sfera di attività dell’Opera del Duomo, di origine ecclesiastica, con il coinvolgimento probabilmente di figure laiche per quanto riguardava la gestione dei lasciti finanziari che coadiuvavano il responsabile del cantiere. Dopo i primi decenni di vita, l’Opera si costituì ente privato, che attraverso una lunga storia arrivò ad oggi e cura ogni aspetto connesso alla conservazione, ai restauri, alla fruizione dell’edificio.

Tornando alla facciata, si ammira il registro inferiore, i quattro pilastri scolpiti a bassorilievi (XIII-XIV secolo), da due scuole di maestri, una guidata probabilmente da Ramo di Paganello. L’altra da Lorenzo Maitani che era anche “universalus caput magister” ossia capomastro della fabbrica, assieme al Maestro sottile, che con la loro squadra realizzarono un modo di scolpire simile agli ornamenti dei codici miniati. I bassorilievi raccontano le storie dell’antico e del nuovo testamento.

Sono svariati i riferimenti all’antico testamento (parte dei bassorilievi), a Gerusalemme (il corpo del Duomo stesso, Gerusalemme celeste), al Tempio di Salomone (le colonnine tortili ornate con tasselli colorati che incorniciano le entrate, i nodi di Salomone), alla stirpe di Davide da dove viene Maria (la stella di Davide). Il rosone (XIV secolo) con al centro il volto di Cristo giudice, ha ventidue braccia, invece che ventiquattro delle rappresentazioni solari: significano le lettere dell’alfabeto ebraico, e il compimento della Legge.

Perché i riferimenti continui all’antico testamento?

La spiegazione è che alcuni rami di eretici rinnegavano l’antico testamento, dicendo, che fu scritto da satana, la risposta dalla Chiesa non tardò ad arrivare, che invece volle rinsaldare l’unità della Chiesa cattolica, contro l’eresia, attraverso l’uso delle immagini volte ai fedeli.

Ci saranno molte cose da dire sui mosaici, il cui uso richiama i mosaici cristiani più antichi, diffusi da Bisanzio e assorbiti anche dall’arte religiosa di Roma, punto di contatto tra la capitale dell’intera cristianità e la fabbrica del Duomo di Orvieto.

Detto in sintesi, i mosaici (XIV-XIX secolo), raffigurano scene della vita di Maria, tranne il battesimo di Cristo che cambiò la narrazione delle storie dopo i dettami del Concilio di Trento, non sono quelli originali, purtroppo i tasselli erano i primi ad essere stati danneggiati, perché esposti alle intemperie. Poi, ne parleremo durante la visita.

Entrando all’interno del Duomo, sperimenterete quella soluzione del far filtrare la luce in modo sapiente che è diversa in altre cattedrali dell’epoca e fu coscientemente elaborata dai progettisti dell’edificio.

Tralasciando ora il racconto nella sua interezza che riguarda l’interno, plasmato anche dall’architettura degli ordini mendicanti, faccio un accenno al cantiere pittorico, saltando subito oltre la Cappella del Miracolo Eucaristico di Bolsena (Ugolini di prete Ilario 1457-64) e gli affreschi che si trovano dietro l’altare nell’abside quadrato con le storie della Vergine, di prete Ilario e la sua squadra.

Perché, l’attenzione ora viene catturata dagli affreschi di Luca Signorelli realizzati nella Cappella di San Brizio tra il 1499 e il 1503, affreschi illusivi dalle soluzioni innovative, su cui si ispirò persino Michelangelo, nella Cappella Sistina.

Luca Signorelli riprese il lavoro lasciato dal Beato Angelico cinquant’anni prima, portando a termine l’iconografia dominicana del ciclo pittorico, come volle la committenza, e attingendo da fonti letterarie tra le quali Dante e il Vangelo di San Giovanni.

Avremo il modo di entrare nei dettagli delle scene raffigurate, in sostanza è come un viaggio nei destini dell’umanità, e nei peccati che la portano alla sua distruzione.

Nel corso della nostra visita dovrò, ahimè, sfatare alcuni luoghi comuni, tra questi il fatto che la costruzione del Duomo ebbe luogo per ospitare il Corporale del Miracolo Eucaristico di Bolsena (1263). Stando agli studi fatti, si tratta invece dell’ambito del rinnovamento urbanistico della seconda metà del secolo XIII, di grande respiro, da parte del Comune di Orvieto, che desiderava rendere degna la città per accogliere la corte Pontificia, con la nuova urbanistica e con la costruzione delle nuove opere.

Quanto dura la visita? La scelta ideale dividere la visita tra la mattina e il pomeriggio. La mattina da dedicare al Pozzo di San Patrizio e del centro storico. Il pomeriggio al Duomo.  Vi ricordo che l’itinerario viene stabilito al momento della prenotazione per la guida turistica.

Oltre questo itinerario, puoi visitare La Necropoli Etrusca del Crocefisso del Tufo, il Museo Archeologico Etrusco, la Collezione Faina, Orvieto Underground, il Pozzo della Cava, di certo non tutti i luoghi nello stesso giorno.

Nello stesso giorno con Orvieto puoi visitare anche uno dei seguenti luoghi vicini: Bolsena, Civita di Bagnoregio, Parco dei Mostri Bomarzo.

Bibliografia su Orvieto: A. Satolli, R. Davanzo, L. Ricetti, J. Manna, M. Ceino. R. Pardi…

PRENOTA LA GUIDA TURISTICA PER ORVIETO E LA TUSCIA laziale al + 39 328.4248738  info@artinvistaguideviterbo.com

Risponde Maddalena

TOUR GUIDE NORTH OF ROME in French, Spanish, English + 39 328.4248738

Guide Turistiche Ufficiali per Viterbo e provincia. Visite guidate nella Provincia di Viterbo, a siti archeologici, antichi borghi, ville, parchi, palazzi, chiese, santuari.

Lascia una recensione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *