I Giardini di Palazzo Farnese a Caprarola

la sontuosità dei Farnese a Caprarola

Indirizzo

Palazzo Farnese Caprarola

GPS

42.329456569287, 12.236686957182

Telefono

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I Giardini di Palazzo Farnese comprendono i Giardini bassi, posti subito alle spalle del palazzo pentagonale e divisi nel Giardino d’estate e nel Giardino d’inverno. Poi, il monumentale Parco nell’alto della collina di boschi.

I Giardini bassi chiamati nei documenti dell’epoca “Primi Giardini” perché furono i primi in ordine di tempo ad essere realizzati, formano due quadrati, scavati e costruiti nella roccia del banco tufaceo della collina e posti in forma di ventaglio. Al Gran cardinal Farnese ed ai suoi ospiti bastava attraversare i ponticelli in legno, uscendo da una o dall’altra metà del pentagono del palazzo, per raggiungere o il Giardino d’estate, oppure il Giardino d’inverno.

Si ritrovavano ad un passo dal palazzo, nella natura verde trasformata secondo le regole dell’architettura rinascimentale, dove le siepi di bosso potate sono ad imitare delle pareti, come se fossero parte di un edificio costruito. Qui, l’edificio, è il verde trasformato in un ambiente all’aperto, dove passare il tempo libero, nelle calde d’estati o in inverno.

Il Gran cardinale che era un committente attento ed esigente, seguiva da vicino i lavori della costruzione dei Giardini, del resto sembra, che il palazzo e la villa di Caprarola nelle intenzioni del cardinal Alessandro dovevano essere la dimora regina tra tutti i possedimenti laziali, dove il cardinale era di casa, come nella rocca di Capodimonte sul lago di Bolsena fatta costruire dal padre Pier Luigi o negli Horti Farnesiani costruiti dal nonno, papa Paolo III. I Giardini di Caprarola dovevano essere come la ciliegina sulla torta, e l’impresa di Caprarola era più che ambiziosa.

Perciò ci volle un architetto all’altezza, che disegnasse e realizzasse l’opera di architettura dei Giardini, del palazzo, della nuova Caprarola rinascimentale, così come la realizzazione dell’impianto idrico che portò l’acqua dal lago di Vico nei Giardini, al Parco, al palazzo, nella cittadina. Il Gran cardinale scelse Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573), suggeritogli dal Vasari (1511-1574) che apparteneva alla cerchia del cardinale.

Le proporzioni dei due quadrati corrispondono alle regole dell’architettura rinascimentale, non sono né troppo grandi, né troppo piccole, né troppo alte, né troppo basse, ma sono a dimensione d’uomo. Un quadrato richiama l’esistenza dell’altro quadrato, il suo opposto (giardino d’inverno-giardino d’estate), nello stesso tempo il suo elemento complementare, per costituire l’insieme armonioso, dell’immagine visiva dei Giardini, dove il suono dell’acqua delle fontane e il cinguettio degli uccelli completano l’armonia che influisce sulla mente e sull’anima.

Il Giardino d’inverno e la Grotta dei Satiri:

Il quadrato del Giardino d’inverno, è la gemella, come dicevo, del Giardino d’estate, e, come ogni giardino italiano, è attraversato da un viale nel mezzo, in modo da dividere in due metà uguali lo stesso quadrato a siepi, e di aprire una bella vista su una costruzione. In questo caso, su una fontana, chiamata la Grotta dei Satiri, il cui interno fu conformato come una vera grotta realmente esistita nei monti Cimini, e adatto agli spettacoli, con delle sorprese che vi spiegherò sul posto.

Come qualcuno di voi, da esperto osservatore ha notato, come il palazzo, così anche i Giardini sono cosparsi di immagini dipinte, e in forma di sculture, che richiamano le virtù, tramite le quali i Farnese giustificarono la loro salita al potere e il loro buon governo.

Difatti, come vedete, l’acqua scende nella fontana della Grotta dei Satiri, dal sovrastante ninfeo degli Unicorni, l’emblema che era di Pier Luigi, padre del Gran cardinal Alessandro, che, come spiega in una lettera Annibal Caro, indirizzata alla sorella del cardinale, Vittoria, principessa di Urbino, “…con la sua purezza protegge dalle avversità della vita.”

E se a qualcuno di voi viene a sorridere, sentendo collegare il nome di Pier Luigi Farnese e la purezza, ebbene, lo capisco, difatti, esiste un ritratto suo scoperto dalla storica Patrizia Rosini nella basilica di Santa Pudenziana a Roma, in cui Pier Luigi viene raffigurato con la mano messa sul petto, “…come se avesse molto da farsi perdonare da suo padre, Paolo III:”. Per fortuna, il figlio di Pier Luigi, il Gran cardinal Alessandro era di un’indole molto diverso, è anche vero che lui ricevette “tutto pronto”, già a quattordici anni, comunque varie fonti attestano che fu un principe della Corte Pontificia amato da molti perché elargiva somme in beneficenze, e quando morì tutto il popolo di Roma lo pianse.

Tornando al nostro giro nei Giardini, nel quadrato opposto alla Grotta dei Satiri si trova il Ninfeo di Venere, con delle sculture che si allacciano strettamente al carattere glorificante delle opere di Caprarola, all’insegna del potere Farnesiano.

Ora si sale nel Parco, conosciuto dai documenti con il nome “barchetto” per distinguerlo dal grande parco di caccia, dove il Gran cardinale ed i suoi ospiti si sfidavano nella competizione delle battute di caccia, appunto. Quindi si sale a piedi, a differenza del Gran cardinale, noi non abbiamo i cavallo, sul viale che porta nei boschi che conservano le stesse essenze arboree (non gli stessi alberi) di quei tempi.

Il viale è prospettico, come quelli dei Giardini bassi, ma fatto intenzionalmente in modo, che la visuale scenografica sulle fontane sovrapposte sulla collina e la casina del piacere in alto, appaiano alla vista in modo graduale, regolata dai rami degli abeti piantati sulla destra e sulla sinistra (che fungono da quinte) del viale.

artinvistaguideviterbo.com Maddalena Marton Guida Turistica

La grande scenografia glorifica, ancora una volta il potere e la ricchezza del Gran cardinale e della casata, dove si guarda, salta nella vista il Giglio Farnesiano, e il piacere della magnifica vista viene accompagnato dalle armonie dell’acqua che scende da fontana a fontana, a gravitazione libera.   

Come in ogni giardino italiano, anche qui, ogni fontana è diversa nella sua forma, nel colore dell’acqua, nel suono che emette, e anche qui esistevano gli scherzi d’acqua.

Lasciando alle spalle la circolare Fontana del Giglio, la catena d’acqua dei Delfini, la Fontana del Bicchierone con i due consueti giganti, si arriva su un ripiano ancora più in alto, che comunica con la affrescata loggia della Casina del Piacere. Il terrazzamento diviso in due labirinti identici, ognuno con, al centro delle Fontane dei Cavalli marini, venne incorniciato da quattordici telamoni e quattordici cariatidi, scolpiti a quanto sembra da documenti d’archivio, anche da Pietro Bernini.

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Il nostro percorso non è ancora finito, perché si sale ancora per due rampe di scale costeggiate da piccole vasche con zampilli sputati da delfini, si raggiunge il grande terrazzamento con un’altra fontana del Giglio, ottagonale. Uno spazio organizzato secondo la moda nuova dei Giardini del ‘600, su cui si apre la Casina del Piacere dove il Gran cardinale poteva ritirarsi, e delimitato da muro e da un paio di sculture, tra queste l’emblema del Gran cardinale, l’Unicorno con la Vergine.

Anche il parco fu disegnato da Jacopo Barozzi, nell’ambito del grande progetto caprolatto, come dicevo, del palazzo, dei Giardini, della cittadina, della rete idrica, ma fu ultimato da Giacomo del Duca (1520-1604) già assistente di Michelangelo, Giovanni Antonio Garzoni da Viggù (1537-1591) Girolamo Rainaldi (1570-1655) incaricato dal cardinal Odoardo Farnese (1573-1626), pronipote del Gran cardinal Alessandro.

Bibliografia: Portoghesi, Liserre, Passini, Patrizia Rosini, Annibal Caro Lettere, Passini, Faldi…

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