Visitare Palazzo Farnese a Caprarola, significa visitare un insieme di opere meravigliose ed impegnative: l’urbanistica, l’architettura dell’edificio a 5 piani, l’architettura dei Giardini bassi e dei Giardini alti con fontane, grotte, sculture. Da aggiungere l’impianto idraulico attraverso il quale l’acqua del lago di Vico raggiungeva i Giardini, il Palazzo e la nuova Caprarola.

Ricordo, che Palazzo Farnese di Caprarola fu costruito sulle basi di una fortezza, di forma pentagonale già con il cortile circolare, su disegno del grande prospettico, Jacopo Barozzi (1507-1573) detto il Vignola.
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Il committente, il Gran cardinale Farnese (1520- 1589) si rivolse al Vignola alla fine degli anni ’40 del XVI secolo, in un momento particolare per la casata, volle edificare il palazzo-fortezza, al fine di celebrare il potere raggiunto dai Farnese. In questo progetto, il Gran cardinale, nipote di papa Paolo III Farnese, accarezzava un suo sogno: preparava anche la propria elezione al trono pietrino, cosa, che, ahimè, non avvenne mai. Come scrive il grande storico, Massimo Firpo, purtroppo, l’interesse dei Farnese e dello Stato della Chiesa, non sempre coincisero!

Ma resta l’opera, descritta dal cronista di papa Gregorio XIII, in occasione della sua visita (1578) a Caprarola, come una reggia, con tutte le comodità di un palazzo dell’Urbe. Nel seguito dello stesso papa, vi era addirittura una persona dell’ambiente dei Gonzaga! Nemici giurati dei Farnese, che però erano interessati a capire com’era fatta l’opera Farnesiana, famosa già all’epoca, per trarre ispirazione per la costruzione/modifica delle proprie dimore.

Il palazzo fu realizzato in soli venticinque anni, sotto lo stretto controllo dei lavori dello stesso architetto e di un suo stretto collaboratore. L’opera di Caprarola, sostanzialmente abbraccia quel periodo che si chiama Secondo Rinascimento.

L’urbanistica e la prospettiva esterna:
La trasformazione del vecchio borgo medievale in una piccola città rinascimentale, avvenne secondo le regole consuete e già presenti nell’architettura delle città d’Italia e nell’Urbe, tuttavia il Vignola introdusse una vista prospettica, che anticipava i tempi (Portoghesi).

Il punto di vista dell’osservatore dalla piazzetta in cima alla Via Dritta (il rettifilo), si apre e si allarga a forbice, in un effetto cannocchiale, che mette in rapporto le varie parti architettoniche: gli edifici ai lati della piazzetta, le rampe laterali, i palazzi ai lati dei terrazzamenti, che costituiscono proprio le due braccia della forbice, ed il palazzo.
Le rampe laterali permettono di salire i terrazzamenti, svelando gli angoli ottusi del palazzo, che, dalla via Dritta sembra invece un grande dado.
Le piazzette poste come dei terrazzamenti di un giardino (Frommel), hanno l’asse nel proseguimento ideale della Via Dritta, evidenziati da uno degli elementi più eleganti nell’architettura rinascimentale: gli ingressi ad arco di trionfo, che si ripetono nella facciata e anche nell’interno del palazzo.
I 5 piani: a cominciare dal basso i sotterranei scavati nella roccia, il piano dei Prelati (pianterreno), il piano nobile (sale di rappresentanza e stanze private), ed i due piani superiori, bassi e intenzionalmente nascosti per quanto sia possibile dalla vista, alloggi della servitù.

Nell’architettura del palazzo, la corte circolare e la scala a elica costituiscono due meravigliosi elementi, entro nello stesso argomento architettonico rinascimentale: il cilindro e la scala a elica (dall’anima vuota) rinchiusa in un cilindro.

Un cortile circolare precedente è quello nell’Alhambra a Granada, dell’imperatore Carlo V, una citazione architettonica, resa ancor più speciale dal Vignola (il perché ve lo svelerò sul posto), accompagnata da svariati riferimenti pittorici allo stesso imperatore per questioni di certo, di prestigio.

D’altra parte, i tentativi dei Farnese di legarsi alla famiglia dell’imperatore erano noti, ed i riferimenti nel ciclo pittorico del palazzo, appaiono chiaramente. Un motivo di orgoglio in questo senso, per i Farnese, era il matrimonio tra il fratello del Gran cardinale, Ottavio, e la figlia di Carlo V, Margherita d’Austria, raffigurato in uno degli affreschi della Sala dei Fasti.
La Scala a elica testimonia della grandezza del Vignola in materia della prospettiva, (l’autore de Le due regole della prospettiva, pubblicazione post-morte 1583, Roma). Dall’anima vuota (vuota nel mezzo), a pianta circolare, compie tre spire e mezza (Paris, Le linee curve.), senza pianerottoli, che esprime un movimento di ascesa vertiginosa.
Ebbene, oltre il gioco prospettico tra le linee concave e convesse, che vale anche per la corte circolare, la novità consisteva nell’illuminazione della scala a elica, e negli affreschi. Sì, perché l’illuminazione invece che da sopra, nel caso della bella scala farnesiana di Caprarola, avviene dai lati, con la luce che non è mai diretta.
Per quanto riguarda la pittura murale, questa ricopre la parete elicoidale, interrotta dai vani-finestra, la volta della stessa scala, inoltre il cilindro della scala, chiamata Regia, E’ inoltre ricoperta da una cupola, interamente affrescata.
La nostra visita si snoda per la Sala della prospettiva del pianterreno, la scala a elica, le molte sale del piano nobile, dipinte (1561-1575 le sale; la scala a elica forse 1580-83), da una squadra molto folta di pittori, tra i più bravi dell’epoca: i fratelli Zuccari, Giovanni de’ Vecchi, il Bertoja, probabilmente Raffaellino da Regio ed altri. Alcuni studi evidenziano anche qualche mano fiamminga nelle pitture del paesaggio.
A proposito del ciclo pittorico del palazzo, avrò da svelare alcuni interessanti dettagli, risultato di una ricerca, nata per caso, condotta in collaborazione con un’altra persona del settore.
Il ciclo pittorico comunque si rivela eccezionale, da una parte, perché riferibile ad un solo committente, quindi sopravvissuto ai secoli, dall’altra parte, per le grandi estensioni che ricopre (7650 metri quadrati), infine, perché si tratta di affreschi particolarmente dettagliati. Gli ultimi due aspetti, caratterizzano il gusto estetico della prima parte di carriera del Gran cardinal Farnese, probabilmente adatti per esprimere ricchezza (Partridge). Ma credo, siano anche molto adatti per raffigurare quell’infinità di dettagli, che fanno riferimento alla cultura umanistica del Gran cardinal Farnese, e in particolare al filone ermetico, che è possibile notare ad ogni passo, nel ciclo pittorico caprolatto.
Non parlando di ancora un altro filone esistente nel ciclo iconografico, quello post-tridentino.
Dopo aver ammirato le tante sale affrescate del Piano Nobile, si accede ai Giardini bassi. Si sale al Parco terrazzato, ai Grandi Giardini costruiti nel pendio della collina alle spalle del palazzo, per arrivare ad una sequenza di fontane monumentali con giochi d’acqua e la Casina del piacere, la residenza estiva del cardinale Alessandro.

Tutt’attorno alla casina affrescata si estendono labirinti di bosso con fontane e sculture scolpite da Pietro Bernini (1562-1629), padre di Gian Lorenzo. I Grandi Giardini furono disegnati dal Vignola, ma il primo esecutore ne era Giacomo del Duca (1520-1604), mentre la Casina del piacere fu realizzata da Giovanni Antonio Garzoni (1537-1596).

P.S. Ovviamente, sarò molto più incisivo durante la visita del Palazzo di Caprarola, in modo da presentare gli aspetti principali. Sarò felice, di introdurre negli aspetti iconografici nascosti, coloro i quali hanno già visitato il palazzo, ma si pongono delle domande, rifacendo la visita per una seconda volta.
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