Archivi di tag: Tarquinia, la necropoli etrusca, la pittura murale

Tarquinia, la necropoli,  la pittura murale. I soggetti ai quali si ispirano gli ignoti decoratori etruschi – e anche greci (caso della Tomba dei Giocolieri dove sono state individuate tre mani diverse di artisti, e la Tomba dei Leopardi) -, non sono che relativamente differenti tra il vecchio e il nuovo gruppo di dipinti formanti oggi il ricco patrimonio pittorico tarquiniese.

artinvistaguideviterbo.com Tarquinia. Le tombe dipinte etrusche. La Tomba dei Giocolieri. Maddalena Marton Guida Turistica.

Fanno forse eccezione i dipinti della Tomba del Cacciatore, ma la maggior parte hanno per tema per lo più i giochi funebri, i banchetti, le danze, tutti motivi del resto desunti dalla vita reale e connessi alle cerimonie celebrate in onore del defunto.

La scelta del tema non è in relazione allo sviluppo cronologico e stilistico dei dipinti: anche se si può osservare come le scene di giochi e di danze ricorrono dal VI al IV secolo a.C., mentre il banchetto funerario appare più di frequente a partire dal V secolo a.C.

artinvistaguideviterbo.com Maddalena Marton Guida Turistica

Per quanto riguarda i soggetti mitologici, alla stato attuale delle nostre conoscenze, essi sono limitati alle più antiche, come per es. nella Tomba dei Tori (non aperta al pubblico).

Vi è un gusto per soggetti desunti dalla vita reale che risulta elemento determinante nel corso del secolo VI a. C. sino a rendere partecipe della scena anche il defunto, al quale si fa chiaramente allusione attraverso la parte del sepolcro oltre la quale egli è già (Tomba degli Auguri) o addirittura con la sua presenza alle cerimonie ed ai giochi che si svolgono in suo onore (Tomba dei Giocolieri).

VISITARE? CON GUIDE TURITICHE UFFICIALI DEL TERRITORIO! SU PRENOTAZIONE PER CORTESIA. GRAZIE.

+ 39 328.4248738.  info@artinvistaguideviterbo.com 

http://www.artinvistaguideviterbo.com

Questo realismo che ha pochi riscontri nell’arte greca, si richiama invece all’Oriente ed in particolare ai dipinti funerari dell’Egitto per i loro soggetti desunti dalla vita reale e profondamente permeati da una mistica realtà.

Quando poi nel IV-III secolo a.C. per la profonda crisi politica ed economica che investe tutta la nazione etrusca gli antichi prinicipi religiosi consacrati nella vecchia tradizione escatologica mediterranea si affievoliscono, il problema della sopravvivenza dello spirito in un mondo dell’oltretomba (Averno) si pone in tutta la sua cruda e spietata evidenza.

Così il tradizionale mondo pittorico che con i suoi colori ed i suoi sereni motivi aveva allietato il triste mondo funerario cede il posto a soggetti più tetri in cui mostruosi protagonisti abitatori dell’oltretomba e scene di dolore e di rimpianto divengono la nota predominante.

Si giunge così attraverso questo nuovo ciclo di monumenti pittorici, agli ultimi documenti di u mondo che scompare. Tuttavia se tramontano quelle antichissime credenze che per tanti secoli avevano alimentato l’ispirazione dei decoratori degli ipogei etruschi, non muoiono certo le loro esperienze figurative che vanno a fondersi nel crogiolo della civiltà artistica dell’Italia romana.