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Tarquinia-Cosa visitare?
Corneto, la città medievale cinta di Mura # La Necropoli dei Monterozzi – con le Tombe sotterranee dipinte 2600-2300 anni fa. # Il Museo Nazionale Etrusco – al Palazzo Vitelleschi, una delle raccolte più interessanti di antichità etrusche.

Corneto, la città medievale – # La Cattedrale di S. Giacomo # Chiesa S. Maria in Castello, una delle chiese romaniche più emozionanti del Lazio, sorta nel nucleo più antico di Corneto dove oggi vedete ancora la Torre la più alta della città a pochi passi dalla stessa chiesa. # La Cattedrale di San Giacomo – affreschi di Antonio da Viterbo detto il Pastura # Via Delle Torri # Palazzo Comunale # Palazzo Vitelleschi – esterno.
LA CATTEDRALE DI SAN GIACOMO – L’edificio Quattrocentesco che stranamente era la prima cattedrale di Tarquinia, e la cui commissione risale ai tempi del card. Vitelleschi nativo di Tarquinia, fu distrutta da in incendio nel 1643. Per fortuna conserva ancora l’intero ciclo di affreschi mariani (1508-1509) di un pittore poco conosciuto, ma molto aggiornato ai tempi e di talento, – attivo poco prima e durante l’era di Raffaello che oscurò tutti gli altri. Antonio da Viterbo, detto il Fantastico che operò anche al Duomo di Orvieto.

S. MARIA IN CASTELLO fu iniziata a costruire nel 1121 e consacrata nel 1208. La facciata rimaneggiata nel corso dei secoli, conserva le decorazioni cosmatesche opera del marmorario romano Pietro di Ranuccio (1143). – La cosa interessante è che questi marmorari romani che hanno ornato anche l’interno della chiesa, avevano l’appalto delle decorazioni cosmatesche (facciate, pavimenti, corredi liturgici come amboni, monumenti funerari ecc.,) per le chiese più importanti dell’Alto Lazio.
Si addentra in un interno di tipo basilicale dalle atmosfere romaniche illuminate dall’uso della pietra locale color chiaro, e dalle interessanti influssi architettoniche provenienti da Pisa.
Sì, perché l’interessante soluzione architettonica di costruire a metà navata principale una cupola, che in più assomigliante a quella del Battistero di Pisa, parlano eloquenti, oltre i documenti che rimandano a stretti contratti commerciali tra Corneto (Tarquinia medievale) e la città marinare.
Anche l’uso della bicromia, con i particolari i capitelli arricchiti con figure locali anguilliformi, scolpiti in nenfro (tufo vulcanico color bigio), e il colore chiaro del calcare rimandano a soluzioni toscane.

Ma quant’è bello il pavimento cosmatesco! Quando verrete con me, vi racconterò la storia dei Cosmati, ora, per farla breve, vi dico soltanto che si tratta di una specie di mosaico preparato con dei pezzi di pietre colorate, preziose e semi-preziose, ben 800-900 anni fa. Una meraviglia che va vista e verrà apprezzata anche da voi, ne sono più che certa.
Intanto, ci si perde tra le bellezze all’interno della chiesa, e anche qui, come quasi in tutte le chiese cattoliche, andiamo in cerca di pezzi pagani, di riuso. E ne troviamo tanti, anche con iscrizioni etrusche.

IL SISTEMA DIFENSIVO QUATTROCENTESCO – commissionato dal card. Vitelleschi per provvedere alla difesa proveniente dalla parte più antica della città, – la zona fortificata del castrum, risalente al IX secolo d.C., dove oggi sorgono la torre e la chiesa S. Maria in Castello -, perché rimasta pressoché disabitata per il Quattrocento. In più, accessibile a chiunque da fuori.
E’ divertente ritrovare i sistemi di difesa intatte, il torrione, le mura costruite a gomito, con le doppie porte , che mostrano come si difendeva dagli attacchi esterni.
VIA DELLE TORRI – conserva non solamente queste costruzioni fatte realizzare dalle famiglie più danarose della città, in grado di finanziare i costosi lavori, ma anche degli edifici storici come lo Spedaletto, un antico Palazzo Comunale difeso da ben 4 torri, la Chiesa (sconsacrata) di San Pancrazio.
IL PALAZZO COMUNALE – fu costruito esattamente sulle mura del secondo cerchio murario medievale, che si trovava lungo l’odierno Corso Vittorio Emanuele. L’edificio che era romanico, quindi medievale, fu adeguato alle mode dei tempi, in epoca rinascimentale e barocca, conserva all’interno degli affreschi relativi alle Leggende e fatti della storia di Tarquinia e di Corneto risalenti al 1429.
LA NECROPOLI DEI MONTEROZZI – Conserva le Tombe dipinte etrusche sotterranee, si trova fuori della città di Tarquinia cinta di mura, in Via Ripagretta.
La Necropoli occupa un’area di 5 km di lunghezza e poco meno di 1 km di larghezza, nella collina immediatamente a Est-SudEst dell’attuale Tarquinia e a Sud dell’antica, dalla quale è separata dal fosso S. Savino.
E’ detta comunemente necropoli dei Monterozzi dai tumuli di terra che in origine segnalano n superficie gli ipogei. La necropoli fu in suo, prescindendo dai sepolcreti dell’età del Ferro (sec. IX a.C.), dal VII secolo a.C. fino all’età romana e presenta pertanto una grande varietà di tombe. A fossa, a corridoio, a camera con tumulo di terra, a camera senza tumulo, a cremazione. Alcune sono a poca profondità, altre, in generale più recenti, a profondità maggiore.
Naturalmente quelle accessibili sono soltanto le dipinte, per cui le tombe si presentano al visitatore isolate o a gruppi dando l’impressione di monumenti distaccati. In realtà tutta l’area tra l’una e l’altra di esse è occupata da un fitto numero di altre tombe oggi rinchiuse.
Le tombe visitabili, benché prive delle suppellettili originarie, presentano grandissimo interesse per le decorazioni pittoriche. Infatti nessun’altra necropoli etrusca conosciuta è altrettanto ricca di pitture, che costituiscono un eccezionale documento della vita civile, delle arti, dei costumi, delle credenze del popolo etrusco e dei suoi rapporti commerciali, specie con la Grecia.
IL MUSEO NAZIONALE ETRUSCO – è allestito nel bel Palazzo Vitelleschi (1436-39) di stile pre-rinascimentale e espone una delle maggiori raccolte di antichità etrusche.
Comprende, oltre al materiale archeologico rinvenuto negli ultimi decenni nell’area dell’acropoli etrusca e delle necropoli, le raccolte Bruschi e Comunale, che, donate allo Stato, formarono il primo nucleo del museo, istituito nel 1924.
Il ricco materiale è distribuito su tre piani: al pianterreno una cospicua raccolta di sarcofagi, rilievi e altro materiale lapideo di epoca etrusca e romana.
Al primo piano, i corredi funerari provenienti dagli scavi delle necropoli, con testimonianze della fase villanoviana, orientalizzante, ionico-etrusca, fino alla tarda età etrusca e romana.
Ceramiche a figure nere e rosse importate in parte dalla Grecia, ceramiche etrusche, gioielli in oro, oggetti di lusso, buccheri, preziosi bronzi come specchi e candelabri.
Al secondo piano una esposizione permanente con i risultati degli scavi condotti nel territorio tarquiniese, della Civita dove sorgeva l’acropoli etrusca di Tarchna.
Tra i reperti la famosa lastra di terracotta dei Cavalli Alati ( ora al 1° piano, proveniente dal Tempio noto come l’Ara della Regina, un Mitra tauroctono scolpito in marmo recuperato da commercio clandestino.
In una sala sotto luce fredda sono esposte delle pitture murali staccati da alcune tombe negli anni ’80 del secolo XX al fine di conservazione.
