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SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

Alle origini dell’ideologia francescana.

Quando Bonaventura da Bagnoregio fu eletto nel 1258 ministro generale dell’Ordine (Francesco era morto nel 1236), si trovò a capo di una comunità lacerata e profondamente divisa. Perché un’ala voleva mantenersi fedele all’austera regola del fondatore, mentre l’altra pretendeva di ammorbidirla soprattutto per quanto riguardava il problema della povertà e il divieto di possedere alcunché, non solo da parte del singolo, ma anche della comunità.

Bonaventura scrisse una nuova biografia di Francesco terminata nel 1263, nota come “Legenda maior”. Fu un rovesciamento di prospettiva della vera immagine di Francesco.

In quel tempo circolavano molte biografie di Francesco, alcune scritte dai compagni più cari del santo, e tre ufficiali, scritte dal francescano Tommaso da Celano, commissionate la prima da Gregorio IX fra il 1228- e il 1229. E le due successive dai ministri generali dell’Ordine, Crescenzio da Jesi fra il 1246 e il 1247 c.a. e Giovanni da Parma fra il 1252 e il 1253.

Nel 1266, a Parigi, Bonaventura d’accordo con il Capitolo generale dei frati, ordinò la distruzione di ogni alta “Vita” precedente alla “Legenda maior”.
Tale atto ebbe proporzioni senza precedenti, perché anche il più piccolo convento possedeva una biografia di Francesco, e fu eseguito in modo tanto meticoloso che solo nel XIX secolo si ritrovarono, e spesso in un’unica copia, le biografie precedenti. Alcune, non tutte.

Per molti secoli dunque, Francesco fu il Francesco di Bonaventura. Furono attutite le parti più inquietanti e scomode della proposta del santo, che si prefiggeva di seguire alla lettera e integralmente il Vangelo. Il Francescano  ora è un ordine “mendicante” che vive della carità del prossimo. Francesco aveva proibito assolutamente di chiedere l’elemosina per non rubare quello che spettava ai poveri. Voleva che i suoi frati lavorassero e vivessero del lavoro delle loro mani, facendo di tutto: aiutare i contadini nei campi, servire nelle case dei ricchi, e soprattutto curare i lebbrosi vivendo con loro.

Proibito ricevere ricompense in denaro: il frate poteva accettare solo un po’ di cibo per sopravvivere. Erano proibite anche le case in muratura: solo capanne di frasche e di fango. Per coprirsi, una veste ruvidissima con cappuccio, stretta da una corda: la stoffa poteva essere di qualsiasi colore, verde, celeste, grigio, marrone, come capitava, purché povera.

Francesco voleva vestirsi come gli altri emarginati, in modo che nessun particolare identificasse lui e si suoi frati in un gruppo a parte. La Chiesa era sempre andata “verso” i poveri. Francesco fece un cambio di classe sociale e si fece lui stesso povero: nelle tavole antiche, come quella del XIII secolo conservata al museo civico di Pistoia, le vesti dei frati sono sempre di vario colore e non hanno la coerenza dell’uniforme.