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Tarquinia la necropoli etrusca, dei  Monterozzi. La storia degli scavi prima di quelli scientifici degli anni ’60 del secolo XX, non ha una vera e propria data di inizio.

Possiamo dire, che le tombe attirarono l’attenzione per il loro materiale di metallo, già in epoca romana, così come successe a tutti gli altri centri italici. Gli oggetti in metallo servirono per fare delle armi.

artinvistaguideviterbo.com Maddalena Marton Guida Turistica.

Tuttavia solo alcune scoperte casuali, avvenute nel secolo XV resero nota l’esistenza della Necropoli di Tarquinia. Nel 1400 si ha infatti notizia del rinvenimento di un ricco sarcofago ove furono recuperate otto once di oro puro e quindici di oro impuro che servirà per le spese di bonifica del vicino Fiume Marta.

Sembra poi che, più tardi, Michelangelo traesse ispirazione dai dipinti di un sepolcro tarquiniese (L’Orco II) per un disegno di Aita, dio dell’Averno. Si tratta niente di meno che del disegno preparatorio per la Cappella Sistina, conservato a Firenze.

Nel secolo XVIII l’interesse per i sepolcri tarquiniensi si accrebbe a tal punto che veniva dato inizio ad una sistematica esplorazione che portò al recupero di ricche suppellettili ma anche all successivo abbandono dei sepolcri e dei loro dipinte che pure, al momento della scoperta, avevano suscitato tanto entusiasmo da parte degli studiosi.

Conseguenza di ciò fu il decadimento e la distruzione di molte pitture che purtroppo ci sono ora solo note attraverso poveri disegni ed incerte descrizioni degli eruditi e dei visitatori.

Nell’Ottocento, specie per la passione degli abitanti di allora Corneto, crebbe ancora l’interesse, che portò al ritrovamento di tombe dipinte. La conoscenza e la fama della Necropoli dei Monterozzi dove sempre più si concentrò l’attenzione degli studiosi, portò alla scoperta di migliaia di tombe, che nel 1839 aveva raggiunto la cifra di duemila sepolcri.

Dopo il ricco periodo Ottocentesco, nel 1958 ebbe inizio la nuova e più grandiosa campagna di ricerche promossa dallo Stato Italiano, avvenuta in stretta collaborazione con la Fondazione Lerici del Politecnico di Milano.

artinvistaguideviterbo.com Tarquinia. Le tombe dipinte etrusche. La Tomba dei Giocolieri. Maddalena Marton Guida Turistica.

Il rinvenimento delle tombe con il metodo utilizzato nella geologia, basato sulle onde magnetiche che riescono ad individuare le cavità nel suolo, ha portato alla scoperta di circa 6000 mila tombe. Di queste una piccola percentuale ad essere dipinte, quelle che appartenevano alla classe di rango elevato della società dell’antica città etrusca di Tarchna.

Dal 2004 la Necropoli dei Monterozzi è Patrimonio dell’Umanità perché opere uniche e perché gettano luce sulla conoscenza della millenaria civiltà etrusca.