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Capodimonte, sul Lago di Bolsena, è un pittoresco abitato medievale, arroccato su un promontorio lavico dominato dalla Rocca Farnese (in proprietà privata e non visitabile).
La Rocca è un palazzo fortificato, da dove si apre un panorama mozzafiato sulla conca del lago di Bolsena e sui paesi intorno.

La Rocca Farnese ha la particolarità di avere pianta ottagonale, che comprende all’interno un quadrato di mura che appartenevano ad un antico castello.
I Farnese, che commissionarono una miriade di rocche, castelli, palazzi e intere città, e amavano l’arte, scelsero il meglio del meglio degli artisti per realizzare le opere.
Per la costruzione della Rocca di Capodimonte Pier Luigi Farnese, duca di Parma e di Piacenza, (ritratto da Tiziano) chiamò l’architetto civile e militare di fiducia della famiglia, Antonio da Sangallo il giovane.
Un’esperienza da non perdere a Capodimonte? Il giro in barca, intorno alle due vicine isole, l’Isola Bisentina che si trova di fronte a Capodimonte, e l’Isola Martana, che si trova di fronte al piccolo borgo di Marta.
La frequentazione umana nel territorio di Capodimonte:
La zona fu abitata fin da epoca remota, ma abbiamo traccia della frequentazione umana solamente risalenti a epoche posteriori alle attività vulcaniche del comprensorio dei Vulsini.
Come per esempio delle due piroghe monossidi databili all’età del Bronzo, rinvenute nel 1989 sul fondo del lago, davanti a Punta Calcino a una profondità di 13 metri.
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A 4 km di distanza da Capodimonte si erge un promontorio vulcanico sui 400 m sul livello del mare, Monte Bisenzio dove esisteva un insediamento molto fiorente tra il secolo IX a.C. (epoca villanoviana) e il VI secolo a.C. (epoca etrusca).
Bisenzio è ricordata per la sua produzione di bronzo, costituiva un importante snodo viario tra Tarquinia, Vulci, Vetulonia.
I reperti provenienti da Bisenzio oggi sono sparsi per i Musei di New York, Kopenhagen, Chicago, Parigi, al Museo Gregoriano del Vaticano, di Villa Giulia a Roma, di Firenze e anche di Viterbo.
L’antico insediamento etrusco conquistato dai Romani lasciò posto a una nuova cittadina, di nome Visentum, nuovamente distrutta durante le invasioni barbariche.
Risorse nel secolo X come Castrum Bisentii, fu nuovamente rasa al suolo nella seconda metà del secolo XIII per ordine di papa Urbano IV in seguito all’uccisione di Guicciardo di Pietrasanta, governatore della Provincia del Patrimonio di San Pietro in Tuscia (1264) e ricostruita dai conti di Bisenzio.
La zona fu del tutto abbandonata nel 1816 per la malaria che vi infieriva a causa del Ligaccione, allora palude.
