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Bagnoregio – E’ l’antica Balneum Regis e con tale nome è ricordata, come sede episcopale, in una lettera di S. Gregorio al vescovo Ecclesio, datata 599.

artinvistaguideviterbo.com Bagnoregio, Piazza S. Agostino. Maddalena Marton Guida Turistica.

Il nome, poi corrotto in Bagnorea e ripristinato nella forma originaria italianizzata solo nel 1922, deriva da acque termali connesse con il vulcanismo Volsinio.

Già nota al tempo dei Longobardi, dai quali fu occupata nel 605, fu possesso della Chiesa, ma in epoca comunale godette di una certa autonomia, poi perduta perché soggetta al Comune di Orvieto.

In seguito, nei secoli XIV-XV fu feudo dei Monaldeschi. Venne duramente colpita dai terremoti, fra cui particolarmente grave quello del 1695.

Bagnoregio è patria di S. Bonaventura da Bagnoregio (al secolo Giovanni Fidanza, 1221-74), uno dei maggiori filosofi e teologi cristiani. Di Francesco Monaldeschi, vescovo di Orvieto (1279-95) e di Firenze (1295-1303) che iniziò la costruzione dei duomi delle due città.
Bagnoregio è anche terra natia del saggista e romanziere Bonaventura Tecchi (1895-1968).

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I profondi banchi di tufo su cui sorgono Bagnoregio e la vicina Civita, città vecchia, sono molto sottili e poggiano su argille azzurre plioceniche e fortemente attaccate dalle acque dilavanti.

Ne deriva, sui fianchi degli speroni, un gran numero di calanchi che conferiscono suggestione al paesaggio. Ma ne derivano altresì cedimenti di terreno che hanno mano a mano ridotto lo spessore dei tufi, annullandolo addirittura nell’insellatura tra i due abitati, e hanno causato il franamento di gran parte dell’abitato di Civita e il suo quasi completo abbandono.