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VULCI - Il Parco Archeologico, le Necropoli Etrusche, il Castello della Badia con il Ponte del Diavolo.

Cosa visitare e conoscere? I resti monumentali dell'antica città etrusco-romana? Gli ultimi scavi dove puoi vedere la tipica struttura delle tombe etrusche vulcenti? Vuoi vedere i preziosi reperti delle ultime scoperte, provenienti da tombe aristocratiche, quali la Tomba della Sfinge (fine VII inizio del VI secolo a.C.), la Tomba dello Scarabeo Dorato da dove proviene lo Scarabeo risalente alla fine del VIII secolo e le Mani in argento, la Tomba della Truccatrice (VIII secolo a.C.) con dalle straordinari reperti? Dalla primavera del 2017 sarà possibile. Oggi, febbraio 2017, a seguito degli accordi presi tra la Fondazione di Vulci ed i Torlonia, si attende con immenso interesse il ritorno degli affreschi della famosa Tomba François, il grandioso ipogeo che la famiglia vulcente dei Saties fece realizzare nel corso della seconda metà del IV secolo a.C. Il ciclo pittorico rappresenta delle scene di lotta fra eroi etruschi, molto probabilmente per il dominio di Roma. 

Vulci

Vulci. Il Ponte del diavolo e il Castello della Badia

Durante la visita guidata al Parco Archeologico si ripercorre la storia del grande centro etrusco a vocazione commerciale, lo sviluppo della città (Velch?) a partire dalla sua nascita (sec. VIII a.C.) attraverso le tappe successive: la grande espansione urbanistica tra la metà del sec. VII ed i primi decenni del sec. V a.C.; la ripresa di un’attività edilizia fiorente del IV sec. a.C. dopo la crisi commerciale ed economica generale in Etruria del sec. V a.C.; il nuovo volto della città dopo la conquista romana del 280 a.C.

Percorso di visita della città etursco-romana: Porta Ovest: sec. II a.C. è uno degli ingressi alla città ed il punto di arrivo di una delle strade della vasta rete viaria cominciata a creare nella seconda metà del secolo VIII a.C. per il controllo del territorio circostante alla città etrusca (Velch) e per lo svolgimento degli scambi commerciali verso le coste tirreniche e verso occidente; un tratto di mura visibile nei pressi della porta risalgono al sec. IV a.C., portato alla luce in una serie di campagne di scavo condotte tra il 1999 ed il 2003. Le ricerche di scavo hanno evidenziato che l’assetto stesso della porta è stato modificato in conseguenza delle vicende politiche e militari precedenti alla conquista di Vulci del 280 a.C. L’area del Foro (è lungo 100 m, largo 40 m; accoglieva al suo interno il Tempio Grande, la piazza, un probabile impianto termale – i resti di un edificio in laterizio -, una serie di case appartenenti a famiglie aristocratiche). Arco Onorario (sec. I a.C.), il Tempio Grande è ritenuto un modello di architettura etrusco-italica, le sue dimensioni misurano 36,40m X24,60 m. La sua struttura conserva le tracce di diverse fasi edilizie dal sec. VI a.C. al sec. IV a.C. quest’ultimo periodo di grande fervore edilizio della città favorito dall’attività di una ricca borghesia imprenditoriale alla guida della città. L’ultimo intervento al Tempio Grande avvenne in età augustea quando il tempio fu ristrutturata ed ampliata. Si ipotizza che la divinità venerata nell’unica cella del tempio fosse quella rappresentata dalla statua acefala in bronzo risalente al sec. IV a.C. rinvenuta da Vincenzo Campanari in una sorta di „tomba” nel 1835 in zona. La statua ispirata alla c.d. Filatrice di Prassitele probabilmente rappresenta l’immagine di Athena Argane. La Domus con Criptoportico (sec. II a.C.) che si affaccia sul decumano apparteneva ad un proprietario di rango molto elevato nell’ambito della società vulcente tardo-repubblicana, come attesta la sua collocazione urbanistica e alcune sue particolarità costruttive: il doppio atrio, gli ambienti di ricevimento particolarmente raffinati, la presenza di lussuose comodità come il criptoportico, i bagni privati e l’ampiezza delle aree verdi. Mitreo (sec. III a.C.). Cardine Orientale e case private. Sacello d’Ercole (sec. III a.C. e II d.C.). Porta Est.

Al termine della visita guidata al parco archeologico si ritorna al parcheggio per fare una breve visita al suggestivo Ponte Rotto (databile all’età imperiale) ubicato nei pressi del Castello della Badia (sede del Museo Nazionale di Vulci).La famosa Tomba François scoperta nel 1857 da Alessandro François e Noel des Vergers è di grande rilievo sia per gli affreschi che la ornavano (staccati nel 1863 su ordine del principe Alessandro Torlonia, ora sono conservati in Villa Albani a Roma), sia per la sua struttura complessa, così come per i particolari architettonici precisi scolpiti all’interno dei suoi ambienti. La tomba appartenne ad una delle più grandi famiglie aristocratiche della Vulci della seconda metà del IV secolo a.C., ai SATIES ed è ubicata nella necropoli di Ponte Rotto.

Il MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO DI VULCI

Il Museo Nazionale Archeologico di Vulci è ospitato nel Castello della Badia (sec. XI-XIII) nei pressi del suggestivo Ponte Rotto dal 1975. L’esposizione permanente offre un panorama cronologicamente e tipologicamente completo sulle attività produttive e sugli scambi commerciali dell’antico centro dalla tarda età del bronzo (Cultura di Rinaldone), a quella del ferro (cultura villanoviana sec. X a.C-X a.C), attraverso il periodo etrusco (sec. VIII a.C.-III a.C.) e romano. Di grande rilievo sono le ceramiche a figure nere del Pittore di Micali (fine sec. VI a.C.) ed il corredo vascolare rinvenuto nella Tomba della Panatenaica nella necropoli vulcente dell’Osteria.

Visita guidata al Castello della Badia, sede del Museo Nazionale di Vulci. 

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