Tuscania

Il fascino della storia scolpita nel tufo

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TUSCANIA è un piccolo centro che dà il massimo agli amanti delle città medievali, è dall’indescrivibile bellezza. Nota per le due basiliche romaniche di S. Maria Maggiore e di S. Pietro, per il centro storico cinta da mura, e per i sarcofagi etruschi. Tuscania convive con la natura dalla fitta vegetazione attraversata dal canyon del fiume Marta, su cui si aprono viste panoramiche suggestive durante il nostro percorso.

Tuscania. Anticipo il percorso di visita: Colle di S. Pietro e le basiliche di S. Maria Maggiore e S. Pietro, il Rivellino, il centro storico all’interno delle mura con la Piazza del Duomo e la fontana, la via costeggiata da dimore nobiliari e il Parco del Lavello da panorama da cartolina.

Tornando alle attrazioni principali di Tuscania, le due meravigliose basiliche, furono costruite tra torri sul colle oggi chiamato di San Pietro, che oggi si trova tagliato fuori le mura di Tuscania, in realtà lo stesso colle è il nucleo più antico della città: dove sorgevano l’Acropoli etrusca e, successivamente, la città romana attraversata dalla Via Clodia.

La Basilica di Santa Maria Maggiore risale ai secoli fine XI, inizi XIII, costruita, come l’altra basilica, su delle costruzioni preesistenti, per dire, che cosa fossero queste costruzioni, bene attendere dei risultati di scavi. Ad ogni modo, la chiesa che vediamo oggi fu costruita come detto sopra, tipicamente romanica, con uno stupendo rosone di marmo e tufo con i simboli degli evangelisti e delle figure minori molto fantasiose, che comunicano attraverso il consueto linguaggio didattico della Chiesa cattolica, la differenza tra il bene e il male.

L’interno è ricchissimo di opere, lo sguardo s’imbatte in ogni angolo di bellezze antichissime, i capitelli di vario tipo, l’ambone, il fonte battesimale ad immersione (segno che la basilica aveva il privilegio di essere la cattedrale della città), affreschi di varie epoche, tra questi, di grande pregio il Giudizio Universale risalente ai primi anni del 1300 realizzato da artisti operanti nella squadra di Giotto a Padova. Poi, sul posto racconterò tutto a dovere.

L’altra basilica è dedicata a San Pietro, posteriore forse di un paio di decenni, scrivono gli storici dell’arte, rispetto a S. Maria Maggiore. Il rosone sembra fatto in pizzo di marmo (o travertino), con le figure scolpite dei simboli degli evangelisti e cristologici, dei draghi che inseguono dei quadrupedi. La facciata romanico-lombarda evoca un tempio antico, ornate in varie sue parti di piccoli tasselli colorati che formano una specie di mosaico, per esempio nel rosone, lungo gli archi delle porte, un tipo di ornamentazione tipico di quel periodo ed è opera dei cosiddetti “marmorari romani”.

Entrando nell’interno, troviamo i sarcofagi etruschi, risalenti al secolo IV a.C. scolpiti in pietra lavica. Perché si trovano proprio qui? Ve lo dirò sul posto, intanto approfitteremo per parlare dei volti scolpiti nel coperchi dei sarcofagi, dei defunti, della cultura etrusca.

Comunque, anche in questa basilica ogni dettaglio può essere esplorato a cominciare il pavimento di tipo cosmatesco, l’area dell’altare che venne costruita in posizione elevata rispetto al resto della chiesa, e che difatti è separata dal resto perché probabilmente era riservata al clero. Il recinto ricco in marmi e in pietre di riuso, anche di epoca etrusca.

Visitiamo anche nella cripta ad oratorio, la parte più antica della basilica dove si svolgevano le Messe ancor prima dell’ultimazione della chiesa stessa. Un ambiente dove lo spazio viene diviso e nello stesso tempo moltiplicato attraverso le colonne, di cui una parte di riuso.

Tra l’altare, dietro il quale venne affrescata una Madonna con il bambino e santi, e la finestra di fronte venne creata un asse, immaginario, che permette ai raggi del Sole di illuminare l’immagine della Vergine durante l’equinozio primaverile.

Passeremo anche in un altro ambiente utilizzato forse come battistero, scrivono gli storici dell’arte, dove è possibile vedere dei resti di costruzioni di epoca romana, come lo attestano i conci di tufo lavorati in opera quadrata, tipica di quel periodo.

Ora, possiamo andare a visitare il centro storico di Tuscania costruita su un pianoro di pietra lavica, vi porto nel terziere più bello, Terziere di Poggio Fiorentino, attraversato dall’odierna via dello shopping, costeggiata da case nobiliari medioevali e rinascimentali, da torri, da piazze con fontane. Si arriva così al Parco del Lavello, da dove uno scatto sul Colle di San Pietro con la basilica non può mancare.

Curiosità a proposito dei sarcofagi etruschi:

I sarcofagi etruschi di Tuscania, assieme ad altri oggetti etruschi, suscitarono la curiosità degli Anglosassoni che contagiò poi tutta Europa, in un’esposizione da Pall Mall, nel quartiere West-End a Londra, nel 1837.

I fratelli Campanari di Tuscania (Carlo, Secondiano e Domenico), che collezionavano dei reperti etruschi, in veste di archeologi, allestirono la mostra allo scopo pubblicitario e forse anche per attirare l’attenzione su questa civiltà. Ebbero quindi l’idea di fare la ricostruzione in dimensioni reali degli ipogei etruschi forniti con gli interessanti reperti, compresi i bei sarcofagi scolpiti in pietra di scene sulla cassa e il recumbente sul coperchio. Lo scenario dell’esposizione dovette avere del surreale, lasciato al buio, illuminato dalle fiamme traballanti delle torce. Uno scenario simile a quello che avevano sotto gli occhi, gli etruschi, scendendo nelle tombe sotterranee al lume delle lucerne.   

Andata a finire, che l’esposizione ebbe un successo straordinario, tanto che il British Museum acquistò la collezione Campanari e così si diffuse la fama di Tuscania, Città dei Sarcofagi. E’ da allora che studiosi, curiosi e turisti affluiscono in massa nelle Terre d’Etruria, per conoscere i luoghi etruschi e la loro millenaria civiltà.

Alcuni cenni della storia di Tuscania? Eccoli!

Come dicevo, il nucleo più antico di Tuscania è il colle oggi chiamato di San Pietro, dove il primo insediamento organizzato non era quello etrusco, bensì quello della prima età del Ferro (sec. X a.C.) chiamata cultura villanoviana.

Il colle divenne poi sede dell’importante centro etrusco (sec. VII a.C. – I a.C.) periodo in cui si formò il tracciato della rete viaria sulla quale verrà costruita la via Clodia (sec. III-II a.C.). Diventò sede del municipio romano (90 a.C.), l’abitato romano fu fiorente almeno fino al 400 d.C., a seguito la zona conobbe un abbandono che durò a lungo.

Nel secolo VIII la stessa altura riassunse di nuovo il suo ruolo di importanza strategica nell’area. Dal sec. VI fu sede episcopale, perse il titolo di diocesi nel 1192 a favore della vicina e più forte Viterbo. Agli inizi del sec. XIV il colle di San Pietro fu gradualmente e definitivamente abbandonato, il centro urbano si spostò, dove ora sorge la città cinta di mura.

Agli albori del Medioevo Tuscania soggiacque alle irruzioni barbariche e nel 574 fu occupata dai longobardi. Con la fine del Regno longobardo nel 774 entrò a far parte del Patrimonio della Chiesa.

Fu feudo di diversi signori, tra i quali gli Aldobrandeschi, fu eretto a libero comune nel secolo XIII, fu sconvolta da violente lotte interne.

Nel secolo XIV, Tuscania fu contesa tra la Santa Sede e i prefetti Di Vico e, per punizione a una ribellione al papa, ebbe mutato il suo nome in Toscanella da Bonifacio VIII.   

Durante il secolo XV passò ancora per diverse mani, tra cui Angelo di Lavello Tartaglia, capitano di ventura.

Fu definitivamente recuperata alla Chiesa nel 1443 dopo che il cardinale Vitelleschi aveva fatto demolire castelli e fortilizi. Fu assediata e saccheggiata nel 1495 dalle truppe francesi di Carlo VIII.

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