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PALAZZO FARNESE A CAPRAROLA

Villa Farnese Caprarola

Palazzo Farnese Caprarola. La sala del Mappamondo.

Il Palazzo Farnese di Caprarola si rivela come una Pompei del Rinascimento. Conserva un’eredità architettonica e pittorica di grande rilievo del ‘500, e il riflesso lontano dello stile elegante del modo di vivere della Corte Pontificia.

Il palazzo porta il nome della Famiglia Farnese che estese il suo potere dalla Tuscia sin dentro il cuore di Roma. Divenne protagonista sulla scena politica d’Italia e d’Europa del XVI secolo.

Il Palazzo è pentagonale, con in cerchio iscritto al suo interno. Fu costruito su un edificio preesistente, su disegno di Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573).

L’opera grandiosa fu commissionata alla fine degli anni ’40 del XVI secolo dal cardinale Alessandro Farnese il giovane (1520- 1589), in un momento particolare per la casata, al fine di celebrare il potere raggiunto dai Farnese.

Il grande pentagono a cinque piani, fu realizzato in soli venticinque anni, sotto lo stretto controllo dei lavori dello stesso architetto e di suo fratello.

Il palazzo è inserito in un piano urbanistico tipico nella Tuscia del Cinquecento. La dimora del signore è legata al borgo con la via dritta e domina il paese dall’alto, come un vero Olimpo. 

Il Vignola ebbe il compito di adattare l’idea di un luogo di diletto e di rappresentanza, alla fortezza preesistente. Quest'ultima fu disegnata da Antonio da Sangallo il giovane nel 1530, rimasta incompiuta.

Il Palazzo-fortezza fu realizzato in soli venticinque anni, sotto lo stretto controllo dei lavori dello stesso architetto e di suo fratello.

Gli spazi interni del pentagono a 5 piani vennero organizzati dal Vignola attorno al cortile circolare secondo un ordine di simmetrie perfette e disposti in base alla loro funzione e alla gerarchia di chi li occupava.

L’esteso ciclo pittorico tardo-manierista (7650 mq.) fu interamente commissionato dal Card. Alessandro Farnese il giovane. Al suo servizio lavorarono i più noti umanisti ed iconografi del periodo come Annibal Caro, Fulvio Orsini, Onofrio Panvinio che, elaborarono, ricorrendo alla mitologia classica, alla storia sacra, alla storia, il ciclo iconografico.

Il cardinal Alessandro Farnese chiamò a lavorare i pittori più famosi dell’epoca, come Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Bertoja, Giovanni de’ Vecchi, Raffaellino da Reggio, Antonio Tempesta, Antonio da Varese.

Il percorso di visita al Palazzo Farnese di Caprarola:

La Sala delle Guardie (Federico Zuccari 1567-1569) - è posta accanto alla piccola sala circolare delle armi dove oggi si trova la biglietteria, immette nello spazio elegante del palazzo.

La Scala Regia (affreschi istoriati di Antonio Tempesta, 1580-83) – Soluzione originale e realizzazione magnifica della scala a chiocciola che il Vignola fece ruotare su trenta colonne doriche e ioniche, incoronata da una cupola con i Gigli Farnesiani.

Piano Nobile.

Il Cortile circolare (Jacopo Barozzi, il Vignola) – Particolare architettonico e simbolico importante. Il Vignola realizzò il cortile circolare su due portici sovrapposti, cosa che gli permise di far girare intorno ad esso tutti gli appartamenti (estivi ed invernali) del piano rialzato e del piano nobile.

La Sala di Ercole (Federico Zuccari e Jacopo Bertoia, 1568-1572-73) celebra il grande patrimonio dei Farnese, il ducato di Castro, di Parma e Piacenza e serba una vista attraverso il loggiato aperto sul paesaggio verso Roma, incoronazione del potere raggiunto. Nel ciclo di affreschi rappresentato nella volta, il personaggio mitologico di Ercole con le sue gesta allude alla potenza farnesiana ed alla munificenza del Card. Alessandro.

La Cappella (Federico Zuccari, 1566) - Stanza circolare, era la cappella privata del cardinale Alessandro dove sulle pareti e nella volta viene narrata la Sacra Scrittura. La divisione della volta con sei scomparti riccamente decorati è la proiezione del pavimento disegnato con identiche partizioni con uso di marmi policromi e cotti bicolori.

Sala dei Fasti Farnesiani (Taddeo Zuccari 1561-63) - Era la sala di rappresentanza, la più importante del palazzo, in cui emerge più di ogni altra l’importanza politica raggiunta a livello europeo della Casata.

Anticamera del Concilio (Taddeo e Federico Zuccari 1562-64) – La sala è dedicata dal Card. Alessandro Farnese il giovane al nonno, Papa Paolo III, ai ruoli e momenti più salienti del suo papato. Tra questi il Concilio di Trento da lui avviato nel 1546. Affreschi, stucchi, tridimensionalità e gioco ottico prospettico rendono la decorazione della sala sfarzoso ed opulento.

Camera dell’Aurora (Taddeo Zuccari 1563-65) – Era la camera da letto dell’appartamento d’estate del Cardinale Alessandro. Nella volta viene rappresentato un ingannevole gioco prospettico che innalza il soffito sfondandolo verso il cielo, in cui è rappresentata l’allegoria della Notte che si spegne sotto le luci dell’Alba.

Stanza dei Lanifici (Taddeo Zuccari 1563-64) – Era lo spogliatoio del Cardinale Alessandro, una stanza colma di decorazione di riquadri, incastri di figure, grottesche emblemi e stucchi il cui tema tratta l’arte della tessitura ed i filati destinati all’abbigliamento. L’iconografia richiama vari personaggi mitologici tra i quali Aracne trasformata da Atena in ragno.

Stanza della Solitudine o dei Filosofi (Taddeo Zuccari 1565-66) – Era lo studio del cardinale nell’appartamento d’estate. L’iconografia rievoca personaggi cristiani e pagani i quali scelsero una vita di solitudine dedicata alla contemplazione e la meditazione.

Il Torrione – E la punta del pentagono ed il raccordo tra i due appartamenti, quello estivo e quello invernale, è carico di significati simbolici. Include le due stanze più riservate: la Stanza del Torrione, la biblioteca e il Gabinetto dell’Ermatena (Federico Zuccari 1566-67), probabile studiolo del segretario personale del cardinale.

Stanza della Penitenza (Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja 1569-71) – Era probabilmente destinata ad una piccola stanza da pranzo, la Croce sorretta da angeli rappresentata nell’ovale della volta doveva forse ricordare alla temperanza negli eccessi del palato.

Stanza dei Giudizi (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, 1569-71) - Stanza riccamente decorata con stucchi ed affreschi dedicata alla Saggezza e alla Giustizia dove il cardinale Alessandro prendeva delle decisioni importanti. Il programma iconografico è imperniato sul Giudizio Universale della Chiesa attraverso fatti biblici dell’Antico Testamento, dei quali il Giudizio di Salamone rappresentato nel centro della volta.

Stanza dei Sogni (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja 1570-71) - Le scene tratte dall’Antico Testamento richiamano il tema del sonno, del sogno. Nella volta è rappresentata la storia del Sogno di Giacobbe in allusione alla benedizione divina sul cardinale e la sua famiglia e alla chiesa che egli avrebbe fatto costruire proprio in quel periodo a Roma, la Chiesa del Gesù (1568-71) detta anche “Tempio Farnesiano”.

Stanza degli Angeli (Bertoja, G. De Vecchi e R. Da Reggio 1572-75), detta anche dell’eco – Sala riccamente affrescata che tratta il tema della vittoria del bene, rappresentato dal dominio universale di Dio, sul male. Nella volta la caduta degli angeli ribelli in cui il Bertoja si ispira ad uno dei suoi pittori preferiti, il Correggio. Alle pareti si esprime Giovanni de Vecchi rendendo questa sala una delle più belle del palazzo.

Sala del Mappamondo (G.A. Vanosino, G. de Vecchi, R. da Reggio, 1573-75) – Alle pareti vengono riportati in un’opera cartografica ammirevole i quattro continenti scoperti dai più grandi navigatori dell’epoca. Nella volta viene rappresentata la sfera celeste con 50 costellazioni, sotto forma di personaggi ed animali mitologici, tratte maggiormente dal catalogo dell’astronomo alessandrino Claudio Tolomeo. La mappa celeste contiene i riferimenti fondamentali per poter orientarsi nel cielo dipinto. Le rappresentazioni esprimono il ruolo universale della Chiesa Cattolica, la diffusione dei suoi valori in ogni angolo del creato, così nel Nuovo Mondo.

I Giardini Bassi (realizzati entro il 1583) di cui uno è visitabile, il Parco con la Casina del Piacere ed i terrazzamenti con fontane e giochi d’acqua (realizzati 1584-89 da Jacopo del Duca e Giovanni Garzoni).

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