VITERBO

La Viterbo medioevale. Il Palazzo dei Papi, il Quartiere San Pellegrino, le fontane, le piazze, il Duomo. Arte, storia leggende.

Viterbo. San Pellegrino in fiore.

Viterbo. Il Quartiere duecentesco di San Pellegrino.

 

Città medioevale difesa da possenti mura, situata lungo la Cassia tra la Toscana e Roma ai piedi dei Monti Cimini, in una importante zona di sorgenti termali. Viterbo si distingue tra le tante città medioevali d’Italia per aver conservato il suo aspetto medioevale intatto, presentando forme architettoniche rare e prettamente locali. Case con il caratteristico „profferlo”, case-torri, case-ponti, chiese, monasteri, archi e botteghe, fontane a fuso innalzati tra i sec. XI-XIII costeggiano tutt’ora le vie, piazze, i vicoli di Viterbo. Un gioiello di architettura medioevale è il Quartiere San Pellegrino risalente al ’200 e la zona del colle di San Lorenzo dove oggi sorge l’edificio merlato del Palazzo Papale.

Il centro abitato conobbe una crescita urbana straordinaria tra i sec. XI-XIII fino a diventare una delle città più moderne per l’epoca del territorio dello Stato della Chiesa, tanto che nella seconda metà del sec. XIII divenne un luogo alternativo a Roma, una capitale, ossia residenza stabile dei Pontefici (1257-1282). I luoghi della corte pontificia, – i monasteri di Viterbo -, divennero allora centri per l’elaborazione del pensiero filosofico. Il noto detto „Dove sta il papa, sta Roma” è un esempio calzante alla Viterbo di quei tempi, centro religioso, politico e culturale d’Europa.

La posizione strategica e di passaggio di Viterbo, la sua ubicazione abbastanza vicina a Roma, determinò da sempre l’andamento della sua storia che nel Medioevo correva su due binari: su quello dello Stato Pontificio e Roma e quello locale. La città medioevale crebbe sotto lo sguardo attento di papi, antipapi ed imperatori i quali contendevano questa città ben difesa, provvista di abbondanti fonti d’acqua pura, di sorgenti termali non appena fuori le sue mura. La salubrità del luogo, principio fondamentale nella visione religiosa medioevale („Mens sana in corpore sano”), rendeva Viterbo certamente attraente per l’alto clero di Roma. Cardinali e Papi si rifugiavano spesso in Viterbo per fuggire dai conflitti e dalle epidemie, ma anche dalla calura estiva della Città Eterna. Il primo papa a mettere sede in Viterbo fu Eugenio III nel 1145.

Il percorso di visita a Viterbo parte da Piazza del Plebiscito con il Palazzo dei Priori (1460), anticamente sede del Governatore del Patrimonio di San Pietro, poi dei Priori. Si prosegue per Via San Lorenzo che ricalca l’antica arteria viaria di epoca etrusco-romana. Si fa tappa in Piazza del Gesù, il primo centro civico e sociale della Viterbo Medioevale, alla Chiesa S. Maria Nuova (1080) ed in Piazza della Morte, ornata con una delle tante fontane a fuso scolpite nella pietra vulcanica locale chiamata „peperino”. Si arriva al Colle di San Lorenzo, il nucleo più antico della città dove esisteva un pagus etrusco (sec. IV-V a.C.) distrutto dai romani durante l’espansione romana in Etruria. Rifugio sicuro ai tempi delle invasioni barbariche, l’altura diede luogo alla metà del sec. VIII a Castrum Biterbi, cuore della città medievale attorno al quale furono costruiti i primi quartieri. Appartenne al Regno Longobardo, poi, Carlo Magno donò Castrum Biterbi alla Chiesa. Stando sempre sul colle di San Lorenzo, si ammira Piazza San Lorenzo che accoglie un insieme di edifici notevoli dal punto di vista architettonico, tra i quali spicca il Palazzo dei Papi. Il palazzo fu costruito su commissione di Raniero Gatti nel 1266 per offrire una dimora sicura ai pontefici, ospiti della cittá. E il monumento emblematico di Viterbo, che oltre la sua architettura, è noto per le vicende legate al conclave più lungo (1268-71, 33 mesi) nella storia della Chiesa. La Cattedrale San Lorenzo, consacrata da Papa Innocenzo III nel 1192 presenta un elegante campanile in stile gotico. La Chiesa Madre di Viterbo nonostante sia stata trasformata a seconda delle mode dei tempi, conserva parti importanti della chiesa romanica ed è ricca di testimonianze artistiche. Nell’interno scoprirete dei capitelli unici scolpiti nella pietra vulcanica ispirati sul bestiario e sull’immaginario etrusco, il pavimento cosmatesco, alcune cappelle rinascimentali, una preziosa tavola del Cristo Benedicente di Gerolamo da Verona, delle tele di Marco Benefial, una fonte battesimale in marmo di Francesco d’Ancona del 1560, tra le altre cose da vedere. Si arriva per le vie lastricate di peperino del centro storico al Quartiere San Pellegrino dove passeggiare equivale andare a spasso nel ’200. Edificio di spiccato interesse è Palazzo degli Alessandri appartenente alla famiglia guelfa omonima ed è situata sulla piazzetta di grande incanto che porta il loro nome. Si fa tappa al Museo della Macchina di Santa Rosa per vedere qualche minuto di video sull’evento tradizionale del trasporto della Macchina di Santa Rosa, Patrimonio Immateriale dell’Umanità dal 2014. Si ritorna al punto di partenza, al parcheggio bus turistici in piazza Martiri d’Ungheria.

MUSEO NAZIONALE ETRUSCO DI VITERBO, Rocca Albornoz, piazza della Rocca, Viterbo.

Il Museo Nazionale Etrusco di Viterbo offre un panorama completo delle testimonianze provenienti dall’Alto Lazio, dall’Etruria Meridionale interna. La sezione dell’Architettura Etrusca nel Viterbese ospitata nel piano terreno presenta i risultati raggiunti in 30 anni di scavo da parte dell’Istituto Svedese di Studi Classici sugli abitati di Acquarossa e San Giovenale, nell’Etruria Meridionale interna. Questa sezione offre una serie di ricostruzioni interessanti di case etrusche a grandezza naturale di età arcaica (sec. VI a.C.) realizzate con elementi in gran parte originali. Il I piano ospita i risultati degli scavi del centro etrusco-romano di Musarna effettuati dall’Ecole Française de Rome in collaborazione con la Soprintendenza per l’Etruria Meridionale. Unici i mosaici rinvenuti con iscrizione etrusca provenienti dalle terme. La sezione romana espone dei reperti, statue, provenienti dal teatro romano di Ferento. Un’intera sezione è dedicata alla Biga di Castro (sec. VI a.C.) con reperti rinvenuti nella stessa tomba principesca. La sezione è stata recentemente integrata (2013) dalla copia di cavalli sacrificati e da materiali d’archivio. Altri reperti esposti in altre sezioni del museo provengono dalla zona del lago di Bolsena, Montefiascone, Blera, Castel d’Asso, Norchia ed altre parti dell’Etruria Meridionale interna.

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