PARCO DEI MOSTRI, Bomarzo

Parco dei Mostri Bomarzo

Sacro Bosco Bomarzo

Parco dei Mostri Bomarzo. L’Orco.

Il Parco dei Mostri a Bomarzo fa parte della straordinaria concentrazione di ville e giardini del’500 attorno a Roma, rivelandosi nello stesso tempo differente da tutti gli altri esemplari e non solo attorno alla città eterna, tanto da rappresentare un unicum nel panorama dell’architettura dei giardini al mondo.

Una vallata cosparsa di massi vulcanici, attraversata da un corso d’acqua e dalla fitta vegetazione fa da sfondo al percorso di visita che si snoda sui sentieri del Parco fatto costruire tra il 1550 e il 1580 circa da Pier Francesco Orsini, signore di Bomarzo. Il progetto architettonico fu affidato a Pirro Ligorio. Il luogo è popolato da figure di animali e giganti, esseri strani e sorprendenti dalle dimensioni ingigantite o rimpicciolite scolpiti nella roccia vulcanica in loco da artisti tra i quali Simone Mosca. Proteo, il Gigante, la Tartaruga con la Fama, il Basilisco, il Drago in lotta, l’Orco, Plutone, Bocche spalancate e con dei dentoni, Facce che sembrano dei mascheroni dai tratti fortemente stilizzati, architetture singolari come il Teatro o la Casetta Pendente da speciale effetto compongono un intero microcosmo permeato dall’estetica e dallo spirito della fantasia del Manierismo. Entrarci è come entrare in un altro mondo costruito come luogo di memoria e di viaggi ideato da Vicino Orsini in collaborazione con gli iconografi più famosi dell’epoca, tra i quali Annibal Caro. Il parco simula un bosco incantato o selva oscura fatto per destare meraviglia e sorpresa, ma anche per porre qualche enigma. Il tutto da scoprire in una sorta di gioco in cui Vicino Orsini si rivolge al visitatore attraverso le iscrizioni poste a corredo delle sculture. Durante la visita scoprirete segreti incisi nelle figure di roccia, scioglierete misteri, farete una passeggiata piacevole tra arte, letteratura, storia, mitologia, ermetismo, esoterismo ed episodi della vita di Pier Francesco Orsini.

Relativamente al parco va menzionato l’attività operosa della famiglia Bettini che agli inizi degli anni ’50, affrontando una serie complessa di lavori di risistemazione dell’area dopo un lungo periodo di abbandono da parte dei proprietari precedenti, rese fruibile questo luogo così affascinante ed insolito, al pubblico. Al fine di rendersi conto delle condizioni in cui versava il parco prima della risistemazione e del restauro di alcune delle sculture, vale la pena di dare un’occhiata sulle foto scattate prima del 1955 (apertura al pubblico) affisse all’interno dell’edificio d’ingresso costruito ed attrezzato per l’accoglienza dei turisti.

L’interesse e la curiosità risvegliatisi per il parco dai primi decenni del XX secolo hanno nutrito una lunga fila di studi specialistici (il primo di Mario Praz 1953), ma hanno anche ispirato creazioni nei vari rami della espressione culturale. E ormai diventato conosciutissimo il romanzo intitolato „Bomarzo” di Manuel Mujica Lainez (1962), forse è meno conosciuta l’Opera omonima composta da Alberto Ginastera (1967). Il parco è stato inoltre scenario di un film da una creativitá artistica particolarmente intensa che segue le orme del filone argentino di Lainez e di Ginastera, girato nel 2007 dal produttore esecutivo Massimo Scaringella. Chi infine non vuole perdere le immagini della visita al parco di Salvador Dalì, trova un brevissimo filmato su You tube tratto dell’Archivio Luce, 1938.

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